Gli stereotipi di genere, i pregiudizi continuano a rappresentare un ostacolo insidioso, contribuendo di fatto a segregare le donne in settori tradizionalmente loro riservati, di norma meno riconosciuti e pagati, e a relegarle ai gradini più bassi della scala gerarchica.
Tanto che la loro eliminazione è stata inclusa dalla Commissione Europea tra i sei ambiti prioritari di azione indicati dalla Tabella di marcia 2006-2010 per la parità tra donne e uomini (Roadmap-Comunicazione 2006/92, pag 21). In questo documento viene sottolineata l’importanza della formazione che aiuta a riconoscere e rimuovere gli stereotipi, inoltre si ribadisce l’intenzione di sostenere campagne di sensibilizzazione e scambio di buone pratiche in materia.
In particolare alcuni stereotipi ostacolano lo sviluppo delle carriere manageriali, etichettando le donne come meno disponibili e flessibili degli uomini. Ci sono banali atteggiamenti discriminatori ed esclusivi, come ad esempio il convocare le riunioni di direzione nel tardo pomeriggio per una malintesa cultura del “presenzialismo”, anche se il rimedio è semplice, basta stabilire nuove regole sugli orari di chiusura serale degli uffici. Oppure ritenere che le donne abbiano per esigenze familiari una minor mobilità geografica per le carriere internazionali. Ma anche in questo caso, una volta riconosciuto il problema, si può intervenire come ha fatto il Gruppo Pirelli inserendone un maggior numero in posizioni di sviluppo strategico, con la riduzione della durata massima dell’espatrio da 5 a 3 anni e l’introduzione della possibilità del commuting.